Intervista ad Anna Maria Vassallo

Responsabile delle volontarie nei reparti onco-ematologici del Gaslini

“Ho iniziato nell’81, volevo diventare dottoressa, ma per amore ho mollato al quarto anno di università, iniziando poi farmacia. Mia mamma mi raccontava che sin da piccola allestivo camera mia come se fosse una sala operatoria e con forbici e pinzette operavo le mie bambole. Ho avuto l’occasione di entrare nel mondo del Gaslini come volontaria proprio nell’81 grazie all’intraprendenza della Dott.sa Luisa Massimo che attraverso riunioni e delibere riuscì a introdurre il volontariato all’interno dell’ospedale.”

A raccontarci questa storia è Anna Maria Vassallo, una delle pioniere del volontariato all’istituto Giannina Gaslini, tutt’oggi attiva e responsabile dei volontari nei reparti onco-ematologici e Day hospital.

“Fu una donna eccezionale ad avere avuto l’idea: aveva perso un figlio di Leucemia e nel suo percorso aveva sentito la mancanza di una figura esterna, non familiare, a cui potersi affiancare, con cui poter parlare e che l’aiutasse con suo figlio. I bisogni, soprattutto per le numerosissime famiglie che giungono al Gaslini, come lei, non Genovesi, sono tanti. Ancor di più a quei tempi quando non c’erano telefoni e si doveva affrontare tutta la situazione lontani da casa, senza famiglia ed amici. Fu cosi che decise di mettersi a disposizione delle famiglie e dei piccoli pazienti. Subito la Dottoressa Massimo si rimboccò le maniche e in poco tempo un gruppo di Signore si ritrovarono “sul campo” pronte a cercar di recepire i bisogni delle famiglie per dare una mano.”

In che modo riuscite ad aiutare e sostenere le famiglie?

“il ruolo dei volontari può essere tutto e niente. Dipende dai bisogni delle famiglie, dalle necessità, le condizioni. Ci sono moltissimi fattori che determinano la nostra posizione. Bisogna essere discreti e al tempo stesso non troppo freddi, renderci disponibili senza essere invadenti. Capire le situazioni e i momenti. Un altro aspetto importante è l’imparzialità con i bambini e con le famiglie, non si possono fare preferenze, ma bisogna offrire a tutti lo sesso tipo di sostegno.”

Oltre al sostegno “spirituale” ed emotivo la vostra associazione riesce anche a contribuire in modo pratico?

“Certamente, ormai ci sono svariate associazioni all’interno del Gaslini e ognuno si occupa di aspetti e spese diverse. Inizialmente passavamo dal fornire vestitini per i bambini meno abbienti, fino a contribuire alle spese di farmaci importanti. Ricordo ancora di una bambina talassemica che dovendo fare numerose trasfusioni aveva bisogno di un farmaco per eliminare il ferro in eccesso. Con la dottoressa Massimo cercammo e trovammo fondi per questa bambina; ricordo ancora gli occhi pieni di gioia dei genitori quando seppero la notizia. Oggi il Fondo Tumori e Leucemie del Bambino fornisce dalle apparecchiature, ai master per i giovani medici fino al finanziamento di piccole feste per i compleanni, il Natale e l’Epifania. Una volta sono arrivata a comprare io stessa con un’altra volontaria un materasso ad acqua per un piccolo bambino terminale.”

Quindi siete riuscite a formare una “grande famiglia”?

“Con i pazienti e i familiari spesso si crea un ambiente molto caldo, affettuoso. Cosi anche all’interno del Fondo, non siamo mai stati troppi e si è creato un forte legame. Dopo cosi tanti anni il Gaslini, con i suoi medici, le infermiere e le altre volontarie “storiche”, è diventato la mia seconda casa. Le amiche mi propongono di andare a giocare a burraco, ma il mio tempo libero, ancora oggi nonostante l’età, io lo voglio spendere qui.”

By |2018-04-18T18:45:07+00:00aprile 18th, 2018|News|0 Comments

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